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Digital Divide

May 9, 2009 |

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Digital Divide

Esiste un divario tra chi ha accesso alle risorse informative e chi non ce l’ha.
E’ una questione di pari opportunità, un problema che nella Società dell’Informazione tende a creare una netta discriminante sociale che la politica deve necessariamente affrontare .

Oltre al nodo infrastrutturale della connessione ad internet nelle zone più svantaggiate la questione si estende a ciò che viene definita la neutralità delle reti per cui tutti i servizi devono essere accessibili a tutti gli utenti senza esercitare alcuna forma di discriminazione.

In questo senso l’accesso ad internet si declina con le garanzie democratiche, sia per l’opportunità di futuro per ampi settori dell’economia sia per il diritto fondamentale alla libertà di informazione, fino ad estendersi all’utilizzo del software libero e dell’open source nell’ambito dell’e-government.

Ne parliamo con Vincenzo Vita, co-firmatario al Senato della Repubblica di un disegno di legge per la neutralità delle reti .


Commenti

29 Commenti

  1. Chiara p il 7 July 2009 alle 12:40 pm

    Digital divide.. un vero e proprio problema…
    Le opportunità che vengono offerte in rete sono infinite sopratutto se paragonate a quelle proposte dalgi altri mezzi di comunicazione.
    Io per esempio fino a 2 ani fa usavo sopratutto il cellulare per mettermi in contatto con amici e parenti ma ora anche il telefono è stato superato da internet.
    Purtroppo però questo processo che dovrebbe portare a una comunicazione omogenea e veloce è ancora lento..
    Basti pensare che dove vivo io si viaggia ancora con il 56k e chi come me vuole tenersi un minimo aggiornato deve intraprendere strade alternative. (Voglio precisare che non vivo in un paesino sperduto ma che purtroppo questa è la realtà di molti paesi)
    Fino a poco tempo fa mi era addirittura impensabile pubblicare o vedere un video perchè il tempo d’attesa per il caricamento era lunghissimo.
    Questo mio piccolo esempio vuol solo far riflettere su quante oportunità vengono oscurate a chi non ha(non per sua volontà) una linea decente.
    E mi riferisco ai più svariati ambiti che possono essere quello lavorativo, scolastico, di puro piacere..ecc..
    Inoltre credo che serva un po di “educazione” alla rete e alle sue mille opportunità.
    Mi spiego meglio… è interessante e molto utile sapere che le bollette si possono pagare on line, cosi come la ricarica telefonica e altri mille servizi… ma il fatto è che non è ancora cosi facile e immediato come si può pensare.
    Mi riferisco sopratutto ala fascia dei “non più giovanissimi”che magari hanno avuto solo pochi contatti con questa nuova cultura digitale e che un po per diffidenza un po per pigrizia un po per non conoscenza la giudicano non sicura.
    Per questi 2 fattori (problema di banda e poca conoscenza) credo che la strada per una cultura digitale ampia ed eterogenea sia ancora ahimè lontana..

  2. Chiara P il 6 July 2009 alle 11:38 pm

    Digital Divide..oserei dire un vero e proprio problema…!
    Nel 2009 il più grande mezzo di comunicazione è oramai la rete.
    Basti pensare a come sono cambiate le nostre abitudini.
    Se 2 anni fa il mezzo per scambiare informazioni con amici e parenti era il cellulare oggi molto probabilmente il tutto è stato sormontato da internet.
    Per non parlare della comunicazione/non comunicazione che c’è nella tv generalista (ci tengo a dire che non è un attacco aperto a quel genere di tv , anzi io la guardo anch’io ma è davvero MOLTO limitativa rispetto a ciò che dovrebbe mostrare)
    Ora mi chiedo… dov’è il problema principale?E soprattutto.. ci sono i mezzi per risolverlo?
    Da poco ho detto addio al 56k (dove abito non arriva l’adsl e chi ha necessità di non vivere in una bolla di cristallo deve arrangiarsi come meglio può) e devo dire che il passaggio è stato drastico ed entusiasmante.. basti pensare che fino a 2 sett fa da casa mia era praticamente impossibile vedere un video di 10 minuti su youtube senza aspettare un caricamento infinito..
    Questo ovviamente andava a ricadere sulla mia voglia di aspettare cosi tanto per un filmato.
    Ora voglio specificare che non abito in un paesino sperduto chiassà dove ma che purtroppo questa è la realtà di molti..
    Apprezzo le iniziative per facilitare operazioni come pagare la bolletta on line o fare la ricarica in rete, ma trovo che siano ancora delle visioni un po troppo utopistiche per la realtà dei giorni nostri.
    Inoltre credo ci sia bisogno di educare le persone (e mi riferisco soprattutto ai non più giovanissimi)al corretto utilizzo di internet.
    Questo affinchè non si crei un divario incolmabile tra le vecchie e le nuove generazioni.
    Ora credo che la miglior soluzione stia proprio nella cooperazione.
    Mi spiego meglio.. da una parte credo/spero che chi di dovere si attivi per far si che queste aree “56k” evaporino dall’altra mi auguro che le persone si rendano veramente conto della grossa opportunità avuta e spero la sfruttino al meglio.

    Per quanto riguarda il discorso “politica” mi auguro che le spade vengano deposte per un obiettivo comune che è quello dell’informazione libera.

  3. Cristina Perin il 18 June 2009 alle 7:28 pm

    La Costituzione dice che tutti i cittadini sono uguali e devono avere pari opportunità, e che lo Stato deve impegnarsi per promuovere e diffondere la cultura. La diffusione della cultura in un certo senso è sempre stata garantita dalla televisione, ma oggi, nel 2009, il mezzo prediletto per lo scambio d’informazioni è sicuramente internet, questo infinito contenitore in continua evoluzione e crescita. Dalla tv ad internet…eppure…l’opportunità di affacciarsi al nuovo mezzo di diffusione della cultura è garantito a tutti? La questione che mi pongo è quanto lo Stato stia garantendo questo diritto, quanto si impegni ad affrontare questa seconda lotta all’”alfabetizzazione” da internet…e soprattutto quanto lo Stato sia e sarà capace di garantire una diffusione controllata di una quantità di informazione che attraverso il mezzo internet (così vasto e a volte incontrollabile) potrebbe sfuggire di mano…Digital Divide…un problema che secondo me deve essere ben focalizzato e affrontato.

  4. Antonio V. il 16 June 2009 alle 9:52 am

    Non credo sia un problema culturale, piuttosto una scelta di comodo. Sono stato in Romania e in Moldavia, la i “governi” non sono ancora aperti alla democrazia, in moldavia si studia il Russo come lingua internazionale, eppure c’è un bisogno di futuro molto ampio, un desiderio quasi di “felicità” che passa anche attraverso le tecnologie. Paradossale come il regime negli anni abbia portato energia elettrica e riscaldamento in ogni casa, in qualunque casa. Così, anche se quel comunismo, per fortuna loro, non c’è più, la mentalità collettivistà rimane pregnante tanto da considerare la rete una cosa di tutti e che hanno e devono avere tutti. Pare che qua il profitto venga prima di tutto il resto, tutto deve essere selezonato in un emendamento, seguendo una scala gerarchica che contempla la pluralità d’accesso secondo criteri prima economici e poi sociali. Esempi noti, dalle aste Wimax, alle dorsali telecom decandenti, per poi veder proliferare chiavette umts costosissime. Lungi da me far discorsi rossi o neri, il principio di neutralità e obiettività dovrebbe prescindere dai colori, limiti che la rete sta cominciando ad abbattere, questi si che sono i confini idealistici che riconducono all’analfabetismo di inizio secolo.

  5. Marianna - Corso Specialistica PN il 15 June 2009 alle 2:50 pm

    leggevo proprio oggi su LaRepubblica che esiste un nuovo ritorno alle campagne. Una rivalutazione del rurale, diceva l’articolo, dove spopolano anche laureati… (In questo senso lo stupore del giornalista sembrava un po’ esagerato).
    Comunque in qualche modo c’è di mezzo sicuramente la diffusione di internet e del dilagare dell’informazione che non è più prerogativa dei grossi centri urbani. Anche se ancora da migliorare i collegamenti nelle zone periferiche hanno portato sicuramente un vantaggio sociale e permesso di ritrovare un nuovo modo di gestire le proprie vite, bandendo dove possibile la parola “frenetico”. La rete “frenetica” (adsl) è prerogativa solo dei grossi centri urbani… Che le periferie di campagna e di montagna si possano accontentare del pigro collegamento a pedali a 56k!? In fondo la bici è molto ecologica….

  6. Gianluigi Negro il 8 June 2009 alle 4:42 pm

    Considerando il nostro comune interesse per il Web cinese ne approfitto anche per segnalarle un evento appena conclusosi e probabilmente compatibile con i suoi studi. Si tratta della settima Chinese Internet Research Conference Qui (http://www.global.asc.upenn.edu/circ/index.html) il sito dell’evento qui (http://www.scribd.com/circ09) la sezione in cui è possibile ottenere alcuni papers discussi nel corso della manifestazione.

  7. al3xatpc il 16 May 2009 alle 12:05 pm

    :D sorry. ho dimenticato di levare le “stringhe” dal log. non si legge il MOTD. te le reincollo ^^

    Questo server nasce per favorire la comunicazione e il libero scambio informazioni, dati, cultura tra gli utenti.
    E’ vietato qualsiasi scambio di materiale coperto da copyright
    Gli amministratori del server declinano ogni e qualsiasi responsabilità al riguardo
    Chi scambia materiale protetto dalle leggi sul copyright lo fa assumendosi
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    Saranno allontanati tutti gli utenti che mettono in condivisione file porno, snuff
    o pedofili (in quest’ultimo caso gli amministratori del server comunicheranno
    l’indirizzo ip alle autorità competenti).
    Non sono ammesse in chat volgarità. il rispetto delle idee di tutti
    è condizione essenziale per la buona armonia tra tutti gli utenti.
    E’ una regola di buona educazione salutare quando si entra in chat.
    La connessione al server comporta l’accettazione del suo regolamento.
    questo è uno spazio pubblico. ci teniamo che resti un ambiente pulito
    dove è possibile discutere di informatica, free software, opensource, digitalmedia
    chatchannel: CHAOS
    ***********************************************************************
    ** al3xatpc.is-a-geek.net (new server fastweb on port 6666)
    ** goatrance.servebeer.com port 8888 (fastweb)
    ** kharmalounge.servebeer.com port 3456 (fastweb)
    ** chillout.servebeer.com port 7777 (public adsl)
    ** psytrance.servebeer.com port 7777 (public adsl)
    ** chillinside.servebeer.com port 8888 (public adsl)
    ************************************************************************
    Elite and owner: LiLo alinux
    EnJoY on ..::PsyChaos::..

  8. al3xatpc il 16 May 2009 alle 12:02 pm

    @Pasquale
    non fraintendo. ti pasto una cosa, il MOTD del mio Network opennap (P2P. il MOTD è una specie di welcome al login in #channel_chat:
    [12:41:43] ;;; [(3) .::PsyChaos::.] ha impostato il tuo livello come Elite
    [12:41:44]
    [12:41:44]
    [12:41:44]
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    [12:41:44]
    [12:41:45]
    [12:41:45]
    [12:41:45]
    [12:41:45] Server goatrance.servebeer.com set you as operator on channel chaos.
    [12:41:49]
    [12:41:50] LiLo_fw è entrato con livello “Elite” l’ip è xx.xxx.xx.xx e il client “Lopster 1.2.5 RamaDev” , 0 file in Upload e 0 file in Download

    ti ho incollato il mio login per farti capire che prima, ma molto prima, di arrivare a parlare di LIBERO ACCESSO ALLA RETE, per il quale sono in prima linea da svariati anni (dal 2001 per essere esatti), per digital divide, parola figa forse, io preferisco parlare di digital justice, ci sono situazioni di stallo oggettivo e fisico di negazione e/o ostruzionismo di accesso alla rete.
    le reti P2P basate su protocollo opennap, ex napster, viaggiano sulle nostre macchine, solo SE provviste di connessioni veloci, stabili, non filtrate.
    *offriamo un servizio gratuito di interscambio culturale a tutti*.
    se domani io trasloco a 3 km da dove mi trovo ora, questo servizio cesserà di esistere perchè a soli 3 km. esiste una vasta zona scoperta da ogni tipo di segnale, anche UMTS.

    vogliamo cominciare a pensare che TUTTI hanno DIRITTO di poter accedere ad una risorsa PRIMARIA?
    io la considero cosi’. è impensabile che la rete in italia sia ancora NON per tutti.

  9. Pasquale Direse il 15 May 2009 alle 11:03 pm

    Al3x ha sicuramente frainteso quanto venuto fuori da una discussione in chat tra me e Fabrizio e che è diventata subito sperimentazione ipermediale di contaminazione (pensiero+discussione+chat+blog). Proprio questo esperimento di i-comment (intelligent comment) condiviso dimostra l’inesistenza del termine “digital divide”. Torno a ripetere che si tratta di un ossimoro impraticabile nell’ipermedialità della rete. Bisogna infatti parlare di diritto calpestato quando IL DIRITTO A INTERNET viene negato. Digital divide è quasi una parola “figa” che rischia di essere facilmente confusa con qualcosa di diverso. Con Fabrizio si pensava ad un altro nome che comprendesse la parola centrale RIGHT, diritto. E’ ovvio che non esiste differenza spaziale o culturale quando un diritto fondamentale viene negato, tra Dakar o Zagarolo. La reazione politica deve dunque muoversi verso l’affermazione del DIRITTO FONDAMENTALE AL LIBERO ACCESSO ALLA RETE INTERNET come diritto alla libera circolazione delle informazioni e al libero scambio delle idee e dei prodotti culturali. Tutto qua. Il call center addestrato a non rispondere è ovviamente uno dei tanti pessimi prodotti della dilagante ignoranza diffusa e studiata a tavolino dai poteri forti. (—> v. Farenheit451)

  10. al3x il 15 May 2009 alle 2:53 pm

    @fabrizio e pasquale V/chatting

    :P

    al3x il 13 May 2009 alle 2:33 pm

    ma leggete pure i post degli altri o vi pieca solo leggervi addosso?

    alla faccia, ma come nn esiste? guardate che io vivo a 20 km da ROMA, mica in senegal! (ammesso e non concesso che in senegal abbiamo sta situazione di m. che abbiamo qui)

    la rete DEVE essere accessibile a TUTTI. qui c’è un digital divide inaccettabile. sono indignata dall’ignoranza dilagante e dalle risposte laconiche degli operatori call_center dei vari ISP. addrestrati a NON dare risposte.

  11. Fabrizio Palasciano il 14 May 2009 alle 11:59 pm

    Fabrizio

    ma per me Nativi Digitali è un discorso molto importante

    no non mi ricordo, ah si forse è un prof
    12:29amPasquale

    si si

    parlava di uno stile da far acquisire nell’utilizzo dei media da parte dei nativi digitali

    per me non esiste
    12:31amFabrizio

    infatti i nativi digitali nascono con una genetica-dell’informazione diversa

    se vogliamo è paragonabile al superamento di uno stadio nel corso di una mutazione genetica
    12:31amPasquale

    ci sto

    anche per me è così
    12:32amFabrizio

    non so se sia il caso di accendere la polemica
    12:32amPasquale

    sono i nativi digitali che devono inventare le forme d’uso dei media che meglio dei nonni digitali conoscono
    12:32amFabrizio

    anche se sarebbe bello
    12:32amPasquale

    beh io sull’onda della mutazione ci ho già ridfato dentro

    ieri sera

    per me digital divide non esiste
    12:33amFabrizio

    hai ragione. guarda adesso sai che possiamo fare se sei d’accordo? copiamo questo pezzo di fbchat e lo trascriviamo pari pari come commento. diventerebbe il primo commento di HMP e anche abbastanza originale……

    infatti non esiste
    12:34amPasquale

    ottima idea

    dalla presunta censura del blog che non mi pubblicava all’innesto virale

    e buttiamocelo dentro

    il digital divide è politica bassa e spicciola

    il digitale è pura virtualità
    12:36amFabrizio

    Argomento sfruttato da squallidi amministratori per recuperare qualche soldo
    12:36amPasquale

    come cacchio lo dividi internet?

    e il digitale?

    prova a dividere i digitale e accendi il computer

    non ti risponde neppure se gli meni
    12:37amFabrizio

    è anche vero però che in alcune aree geografiche del mondo (e anche dell’italia) è impossibile accedere a internet

    noi ci lamentiamo per la lentezza…

    e questa è geopolitica
    12:38amPasquale

    e non chiamarlo digital divide allora ma chiamalo leso diritto

  12. Pasquale Direse il 14 May 2009 alle 1:36 am

    Se il paradigma politico della mutazione riuscisse a innestarsi nelle società digitali e in via di digitalizzazione gran parte dei problemi, incluso il digital divide, verrebbero meno. La mutazione di cui parla Carlo deve essere il catalizzatore sociale che si muove con la stessa trasformazione sociale. L’economia delle leggi di Keynes ha spudoratamente fallito e l’assenza di pudore consiste nel cercare ancora di salvarla come valido modello da ricostruire. In internet l’economia tradizionale non può funzionare; per questo piattaforme geniali e mastodontiche come Youtube rischiano di fallire (come a breve gli altri social networks a rischio implosione). Economia è un concetto ristretto, etimologicamente riguarda la casa, i beni di famiglia. Internet al contrario è estensione pura, un mare aperto senza muri di contenimento se non qualche cavallone che al limite si può surfare. Abbattere la moneta come principio di scambio può sembrare utopico ed eversivo ma ci hanno già pensato i banchieri tedeschi (i Fugger) di fine ‘400 in Olanda quando con i Carafa di Roma (clericali) inventarono e diffusero il credito (avete letto “Q” dei Wu Ming?). Le banche attuali hanno abbattuto anche il credito portando questo concetto all’astrazione pura reificata in una carta magnetica vuota (quante carte di credito scadute o in rosso possiede un comune cittadino statunitense o di un paese “globalizzato”?). A soppiantare le astrazioni matematiche dell’economia interverrebbe proprio la cultura, come azione, come scambio, come commercio di idee che liberamente si muovono abbattendo le barriere spazio-temporali. Quale miglior “motore” di Internet per praticare il nuovo commercio?
    Solo dopo una guerra o una catastrofe si può cominciare a ricostruire o basterebbe decostruire quanto fallace per progettare un nuovo sistema funzionante?
    In Italia ad esempio, con il patrimonio culturale e la peculiare posizione potremmo campare di sola rendita dedicandoci a ciò che meglio di ogni altra cosa sappiamo fare ed essere: creativi. Verrebbero a visitarci da ovunque e porterebbero a casa le novità prodotte qui dove attualmente le eccellenze sono costrette a fuggire. Se si investisse (non economicamente in senso stretto ma concedendo spazi) in creatività aumenterebbe la qualità della cultura che in quanto creativa sarebbe spinta da una continua mutazione. Laddove la cultura e le idee cambiano inventando soluzioni a problematiche attuali si producono nuovi assetti sociali partecipati e condivisi che nulla hanno a che vedere con la vecchia cultura stantia e lesiva dell’intelligenza umana basata sulla raccomandazione, sul sotterfugio, sull’arrivismo. La qualità si produce con la condivisione delle conoscenze e il confronto tra le varie idee, tutte coesistenti in una grande rete partecipata.
    In altri termini la mutazione dell’attuale paradigma sociale sembra essere la vera soluzione al problema di un mondo economico che trasforma il senso e il significato delle parole; lo stesso “digital divide” è un ossimoro: gli 0 e gli 1 del digitale non possono esser divisi e tale impossibilità si estende anche a livello macroscopico. Sarebbe bello poter parlare allora di digital mutation (che tra i sinonimi riporta anche evoluzione, innovazaione, anomalia)…

  13. Rosalba il 13 May 2009 alle 8:40 pm

    Bene Vincenzo Vita. Finalmente il PD inizia un dibattito serio ed articolato sulla Net Neutrality. E’ una nuova cultura che deve avanzare anche tra i non addetti ai lavori. L’ostacolo più forte è senza dubbio il Digital Divide.

    E’ stato detto che più della metà degli italiani non hanno l’accesso a internet. Necessitano investimenti nelle infrastrutture ma questo governo è ben lontano da interventi seri in questo settore. Anzi, marcia all’indietro come i gamberi, nel passato. Le nubi nere della censura albergano negli esponenti della maggioranza che sino ad ora si sono occupati della Rete. Ma ho fiducia che il popolo della rete sconfiggerà queste tentazioni.

  14. carloi il 13 May 2009 alle 4:43 pm

    pasquale conclude il suo intervento dicendo che
    “Il digital divide si supera con la diffusione virale della cultura, specie in un Paese in cui le libertà civili vedono stringere la propria morsa col filo dell’ignoranza e dell’intolleranza”.
    Sono molto d’accordo: ciò che abbiamo definito cultura per tanti decenni (su impostazione illuminista) non è più… ha sempre meno senso, se non conservativo.
    La questione cruciale concerne le modificazione in corso e ciò che definiamo cultura è direttamente proporzionale a queste mutazioni.
    La stessa diffusiione di cultura non riguarda più le solite centrali (dall’università ai teatri) ma è dappertutto… sta accadendo ciò che le culture pop avevano capito, ma ci avevano fatto intendere che ciò fosse moda e poco altro.
    E’ comunicazione viral…
    Ne parleremo in un focus che abbiamo in cantiere.

  15. Paolo Beneventi il 13 May 2009 alle 2:53 pm

    Da anni insisto, per quel poco che riesco a comunicare, su un punto per me essenziale.
    E’ abbastanza inutile riempire di computer i laboratori di informatica delle scuole, così come di connessioni a banda larga le case degli italiani, se intanto non ci si preoccupa seriamente della preparazione di base degli utenti, non tanto tecnica sull’uso dei mezzi digitali, quanto culturale sui formidabili cambiamenti nei processi non solo di conoscenza ma anche produttivi che questi stessi mezzi potrebbero portare e che invece non portano.
    Non si tratta di approntare strategie complesse e costose, né di obbligare le persone a salti culturali difficili e forzati. Probabilmente – ma la mia ormai trentennale esperienza con i bambini e i ragazzi mi spingerebbe a dire “sicuramente” - l’impresa è anzi troppo facile, e non la si intraprende proprio perché alla portata di chiunque. Un po’ come quando si scopre un fonte di energia rinnovabile, pulita, economica: i “maestri” temono di non avere poi più nulla da insegnare - così come i petrolieri più nulla da vendere – se si scopre che alle “competenze tecnologiche” agevolmente si può arrivare semplicemente utilizzando in modo attivo la propria esperienza quotidiana di cittadini della società dell’informazione.
    Qui sta il punto. E’ vero che il computer e il Web per loro natura sollecitano una partecipazione più attiva che non la TV, ma se poi noi per “nostra natura” siamo ancora sostanzialmente abituati al consumo passivo, di tipo televisivo, o a “farci dire” da altri quello che dobbiamo fare per esempio con un PC, le immense prospettive di comunicazione e di democrazia che questi mezzi aprono non riusciamo nemmeno a vederle.

    Esempio. Nonostante il mito innescato dai filmati che realizzano con i telefonini e poi mettono sui YouTube – e tanto più fa presa il mito su coloro che personalmente non hanno mai realizzato un filmato, o che “non sanno andare” su YouTube – gli adolescenti di oggi per conto loro non hanno generalmente idea di come si realizzi un video (così come non è vero che usino così bene la rete!). Anche se gli dai in mano un videocamera ad alta definizione, con cui potrebbero produrre “broadcast”, di primo acchito fanno quasi sempre cose abominevoli. Gioca l’ideologia del consumatore pigro, che il mezzo tecnico lo usa, ma solo per il “cazzeggio”, che non ha la pazienza e l’abitudine ad approfondire, e che non immagina comunque di poter partecipare veramente alla produzione di qualcosa di serio. Le loro cosucce le mettono su YouTube come ieri le avrebbero viste nel piccolo gruppo dei amici, ma le vivono in partenza come un impresa “minore”, priva di reale valore o prospettiva.

    Alt, fermati un momento! Perché non provi a tenere il polso ben fermo, mentre giri un video, a eseguire movimenti regolari e rotondi, a staccare alla fine di ogni “frase”? Lascia stare lo zoom e, dopo un’inquadratura, prova a cambiare il punto di vista!
    Si rivede insieme, e già sembra un’altra cosa: “Ah è vero…”
    Bastano pochi minuti per fare appello all’immensa cultura televisiva latente che non solo i giovani, ma tutti noi abbiamo, e incominciare a farla entrare nelle cose che facciamo. E si insinua l’idea che forse possiamo non solo consumane, ma anche produrre… E ci si rende conto che con i mezzi di oggi perfino tanti “effetti speciali” si possono fare con pochi euro, magari collaborando a distanza, grazie alle rete, con gente che sta in Asia o in America (collaborare, condividere, concetti che si riferiscono alla interazione tra le persone e non a supposti fattori tecnici o generazionali che qualcuno crede forse automatici, a sentire certe sciocchezze che si dicono in giro sui “nativi digitali”!)

    Altro esempio, che mi piace ripetere. Bambini di quarta elementare, uscendo dall’aula di informatica dove da anni sono abitati a “disegnare” al computer con Paint, vedono sullo schermo di sfuggita per qualche istante alcuni effetti di un programma di disegno “vero” che sto facendo provare a una maestra: sfumature, prospettive, simmetrie che in pochi attimi riempiono lo schermo al semplice passaggio del mouse. Esclamazione: “Allora, è così che fanno!”
    Entra una classe quinta, anche loro vedono, e un altro bambino esclama: “Allora, è così che fanno!”

    Può bastare un niente, un semplice cambio di prospettiva, per far sì che cose percepite come lontane, difficili, astruse, che vivono in un loro mondo “dedicato”, in un attimo si ricolleghino alla nostra esperienza “normale” e si stabilisca un primo ponte tra l’idea del solo consumare e quella di eventualmente anche produrre. Non dobbiamo diventare tutti Steven Spielberg, ma non è che perché non siamo scrittori o giornalisti di professione, troviamo inutile imparare a leggere e a scrivere!

    E parlando di Web 2 e banda larga, non sarà solo una questione di statistiche, connessioni, potenzialità, trucchi e meraviglie che altri hanno preparato per noi per «facilitarci la vita», ma anche delle cose e dei contenuti che, avendo tutti una conoscenza di base di una serie di possibilità, ognuno secondo le proprie capacità e preferenze, sulla rete planetaria finalmente, come fosse una cosa normale, tutti quanti andremo a metterci.

  16. al3x il 13 May 2009 alle 2:33 pm

    e la WI-MAX?

    che fine ha fatto?

    c’è qualcuno che legge tra i furboni politici&affini?

    sono stata ieri l’altro ieri a casa di un caro amico, scultore e cameramen (turisti per caso e altro). è venuto ad abitare a 5 minuti da casa mia, mi ha chiesto aiuto per il DIGITAL DIVIDE in cui si trova. mi ha detto he si è stufato di portare i suoi figli all’internet point, e lui stesso, per lavoro. quindi, mi sono armata di una USIM DATI FASTWEB, da installare nel suo smartphone, e del mio pendrive con i file di configurazione per il pc.
    ho pensato: laddove “barbara&amiche” non ti si fila, si puo’ viaggiare alti anche con una semplice chiavetta 7Mb.
    vado, collego il tutto, parte la connessione.
    con mio enorme stupore vedo che va pianissimo. qui da me, ripeto 5 minuti di strada con lo scooter, il pc naviga come una scheggia. poi mi accorgo che c’è una TOTALE ASSENZA DI SEGNALE UMTS. la 3G, non so se è chiaro!

    quindi la povera usim “scarica” su TIM con connessione gsm.
    non ho parole!

    ieri sera ho incontrato ad una riunione al Fusolab di Roma, Saverio Proto della ninux.org e ho deciso che cerchero’ di contattare l’amministrazione locale per installare un nodo ninux per una wireless.
    poi pero’ non venissero a farmi obiezioni finte del tipo: la wireless ninux non è tra quelle “ufficiali” o altro, che i miei amici sono oltre 2 anni che chiedono alla telecom barbara o qualcosa di simile! si vede che qui non *mangiano* bene! ehssi che tra trattorie, ristoranti, bar, non stiamo messi male!

    ^__^

  17. carloi il 13 May 2009 alle 1:50 pm

    bene, il dibattito monta.
    Anche se con qualche singulto ( QUI non si censura… c’è solo, ogni tanto, qualche tempo lento nell’approvazione dei commenti…è opportuno in un blog del “servizio pubblico”…).
    Al3, inn particolare “clicca” sul concetto + interessante:
    AUTONOMIA piuttosto che neutralità della rete.
    E’ una pista che porta lontano riguarda i Diritti della Rete, ovvero la liberta d’azione che i nuovi comportamenti creativi (capaci di creare nuovi modelli economici e sociali, vedi il peer to peer) esprimono e che vanno lasciati al loro corso, autonomo.
    Left Net… lascia che la rete sia…

  18. Cristina Galizia il 13 May 2009 alle 8:26 am

    Bene parlare di “neutralità della rete”.
    Ma quanto sarà praticabile? Troppo importanti le ripercussioni della rete sulla comunicazione per illudersi che questa resti neutrale, aperta e incontaminata.
    Già il fatto che si parli di un “Partito della rete”…

  19. Fabrizio Palasciano il 12 May 2009 alle 7:30 pm

    Il Digital Divide è un concetto in piena mutazione. Alla luce dei cambiamenti antropologici in corso nell’era dell’informazione, è necessario comprendere quali siano i nuovi significanti che svela.

    Se il Digital Divide nasce come indicazione di una disparità infrastrutturale rispetto all’accessibilità territoriale alla rete, susseguentemente si è parlato del problema di accesso alla conoscenza informatica (si parla spesso di alfabetizzazione digitale).

    Un progetto come quello di Negroponte ad esempio tende a risolvere entrambi i problemi portando ai bambini poveri sia gli strumenti che la conoscenza.

    Mi piacerebbe porre la questione che ritengo cruciale in tema di Digital Divide e che vedo poco rappresentata nei media:
    La differenza di impostazione culturale tra i “Nativi Digitali” e i digitali acquisiti.
    Se per noi che siamo nati prima dell’avvento di internet la rete è uno strumento che sta cambiando il modo di agire riconfigurando atteggiamenti relazionali e professionali, per chi è nato nell’era digitale, Internet è un sistema connaturato, che modifica radicalmente il modo di concepire e percepire.

    Ecco la vera sfida: la classe dirigente deve progettare (e stanziare) in base ad un nuovo modello di conoscenza, sforzandosi di mettere al centro della progettazione i Nativi Digitali ed i modelli che propongono. Perchè l’economia non può continuare ad alimentare uno sviluppo giustificato dallo spirito di autocnservazione di un sistema obsoleto perchè fondato su oligarchie.

    L’era digitale ha la potenzialità di distribuire ricchezza in maniera più equa. E’ un traguardo enorme e per nulla utopico pensare che un giorno ogni Giovane Angolano avrà la possibilità di sviluppare una sua idea in business.
    Con la rete si può fare.

    Anche se esisteranno sempre i nuclei di potere ed i burattinai, ci saranno sempre più Pinocchio. Pezzi di Legno che si trasformeranno in Bambini belli e bravi.

  20. Pasquale Direse il 12 May 2009 alle 4:36 pm

    Ok è stato solo un disguido tecnico e mi scuso aver presunto eccessiva “moderazione” degli interventi…
    Un buon lavoro a “Salva con nome” e un ringraziamento per il lavoro di diffusione della cultura web e tecnologica!

  21. Pasquale Direse il 12 May 2009 alle 1:22 pm

    Moderare sarà mica utilizzato in senso censorio…?! Non intendo esser censurato dalla redazione di un servizio pubblico per aver semplicemente palesato un pensiero e una riflessione. Il coraggio di chi modera deve estrinsecarsi pubblicando anche questo commento di legittima critica. Conosco personalmente gli autori della trasmissione, Carlo Infante e Roberto Mastroianni e penso non avrebbero mai censurato un commento come il mio, lasciato in questo blog ieri.
    Voglio poter credere che si sia trattato di una svista tecnica ma quella piccola scritta che ricompare, “Commento in attesa di moderazione”, mi preoccupa….

  22. Pasquale Direse il 12 May 2009 alle 1:09 pm

    Questo commento, caricato ieri, è comparso alcuni minuti per poi sparire. Chiedo delucidazioni al rigurardo….

    Digital divide sembra essere la politica esercitata da chi promuove questo tipo di discriminazione. L’interrelazione connaturata in Internet è strumento pericoloso per un regime conservatore retto sulla tecnologia della comunicazione televisiva: la relazione deve essere passiva, cadere dall’alto, per poi magari esser discussa dal basso. Internet al contrario azzera le diversità tra gli utenti, possibili creatori di spazi virtuali da riempire di senso: ciascuno fornisce le proprie notizie , le proprie opinioni e rende partecipe gli altri di una discussione aperta (ciò che avviene ad es. qui, con forum e blogs). La democrazia, in un regime nel quale la radice demo- parrebbe riferirsi unicamente al populismo di un singolo detentore del potere di scelta sugli altri, perde senso quando ci si accorge di ritenere che Internet sia un diritto (un diritto di libero scambio di informazioni) e per accedervi si ha bisogno di un numero infinito di chiavi d’accesso complicate anche solo da trascrivere. In Italia l’accesso a Internet è mera burocrazia retta da complicazioni. Oltre le eventuali difficoltà fisiche per le connessioni, la burocrazia d’accesso rappresenta una ulteriore limitazione d’uso per i neofiti e per gli stessi fruitori. Sono rari i luoghi in cui ci si può connettere senza inserire chiavi, che spesso malfunzionano.
    Il mezzo di comunicazione maggiormente diffuso, la tv analogica in chiaro, negli spicchi di informazione minuziosamente incastonata tra i programmi d’intrattenimento (funzionanti come veri e propri software di ipnosi sociale) non diffonde il mezzo di comunicazione Internet considerandolo solo di rado e soprattutto quando permette di approfondire notizie di gossip o di cronaca nera dall’impronta triviale.
    Diffondere Internet vorrebbe dire creare discussione libera e aperta fra i cittadini e per un mezzo autoritario (la tv come analizzata da Pasolini 40 anni fa) rappresenterebbe la diminuzione del proprio campo d’influenza.
    Un medium come il quotidiano è invece largamente incluso nel palinsesto informativo televisivo con le rassegne stampa dei vari telegiornali (mancano quasi ovunque le rassegne internet). Anche questo medium è largamente posseduto dal potere conservatore che detta le regole ai cittadini. Ci vorrà molto ancora perchè i quotidiani italiani si trasferiscano interamente in rete. Giornali e tv sono facilmente utilizzabili come mezzi di controllo sociale poichè agiscono come un megafono: il suono parte da un punto e si diffonde. Internet sfugge al controllo. La sua estensione e la sua interattività rendono impossibile il controllo sociale poichè ci si confronta con la libertà di scelta che amplifica e ipertrofizza le possibilità.
    Un’ottima strategia di insinuazione negli organismi di controllo mediatico è la viralità, la diffusione attraverso il contagio: vuoi una mia idea? vieni a cercarla su internet; vuoi leggere un mio libro? vieni a leggerlo su internet; vuoi una notizia, collegati qui. Si può economizzare tutto ciò? Certo. Solo alcuni esempi: spostare su internet tutti i quotidiani vorrebbe dire risparmiare miliardi di euro in carta e inchiostro, in carburante per il trasporto etc.; permettere di effettuare tutte le forme compilative burocratiche attualmente su carta attraverso web renderebbe un risparmio altrettanto abbondante. Ciò non farebbe sparire le redazioni dei giornali, gli edicolanti o gli sportelli burocratici che potrebbero essere riconvertiti in centri di formazione sull’utilizzo delle nuove tecnologie.
    Dentro Internet la viralità potrebbe consistere nell’aumento del grado di libertà dell’utente. Uno spunto può essere la libera diffusione di un proprio prodotto con il diritto creative common che consente la libera fruizione e il libero scambio pur rispettando il patrocinio e il matrocinio dell’idea creativa. Io, nel mio piccolo ho pubblicato la mia tesi, liberamente scaricabile da chiunque e dove parlo anche di diritti e insidie del web, qui:

    http://issuu.com/visualpaco/docs/tesivisualpaco

    I miei prodotti video sono liberamente fruibili qui:

    http://www.youtube.com/visualpaco o qui http://visualpaco.ning.com

    Il digital divide si supera con la diffusione virale della cultura, specie in un Paese in cui le libertà civili vedono stringere la propria morsa col filo dell’ignoranza e dell’intolleranza.

  23. al3x il 12 May 2009 alle 11:55 am

    @mirko la saggezza popolare del vai piano ecc va bene quando segui con lo sguardo allucinato tuo figlio che all’improvviso mentre gattona, si alza in piedi e comincia a camminare :p
    il digitale è di una velocità esponenziale notevole. per fortuna, tra l’altro. altrimenti noi quarantenni non saremmo rientrati nella “fascia oraria” dei quelli ammessi. :D
    @ilaria no. un pò come la giustizia, non è uguale per tutti
    ribadisco un concetto: http://ninux.org/
    wireless per TUTTI. cominciamo ad assimilare un concetto facile. il principale digital divide sono i costi. soldi, money, cash, chiamiamoli come ci pare. visto che la maggior parte degli italiani non naviga propriamente nell’oro, perlomeno lasciamola navigare alla ricerca di alternative_job, E-Commerce ad esempio, Web_marketing , assistenze online dove possibile, ovvio che dal medico ci devi andare ^-^ risolveremmo pure il problema extracomunitari, invece di fare ste figure di m. davanti alla popolazione *mondiale*. al congolese gli facciamo fare quello che fa da un bel pezzo, cioè il lavapiatti al ristorantino a piazza farnese, no che ora che ci stanno servendo i licenziamenti di massa, ci prende la strizza del “che cazzo mi invento ora?” ahssi, intanto mi cerco una lavoro “easy”, cameriere, lavapiatti ecc. quindi questo: AAAAAAAAAAALT qui non si entra piu’ è ridicolo. te lo dice una consulente del lavoro specializzata in permessi di soggiorno e fiscale :p sapete a quanti CINESI arrivati in italia con le valige GONFIE DI SOLDI ho aperto SRL? quindi non stessero a prenderci per i fondelli: il “problema” extracomunitario è come sempre un problema poverta’. i ricchi si i poveri no. cominciamo ad “arricchirci” di LIBERTA VERA. ma a che razza di RAZZA umana apparteniamo!
    NO DIGITAL DIVIDE per: scuole,tutte. persone, tutte, docenti, tutti, chi dice non capisco, si sforzi di capire. costi ABBATTUTI per connessioni e reti capillari wireless alla portata di TUTTI. PA con software libero!! con i soldi risparmiati, e sarebbero tanti, si crea un target nuovo: la new economy, la macchina ecologica che tutti sogniamo.

  24. renato Volterra il 12 May 2009 alle 9:52 am

    Siamo indietro con leggi, investimenti ecc …
    Quindi trovo ottima la proposta di un “Non è mai troppo tardi digitale” . Più che la proposta di legge appoggerei programmi mirati all’ alfabetizzazione e naturalmente interventi veri nella scuola.

  25. al3x il 12 May 2009 alle 2:25 am

    premetto che non scrivo a nome di nessuno, e premetto che tra 5 secondi scrivero’ una provocazione essenziale che mi è piaciuta, letta in fondo ad una mail, in qualche mailinglist.

    “Filesharing Is Killing Music Industry - Home Cooking Is Killing Restaurants - Home Fucking Is Killing Prostitution”

    mi è piaciuta perchè racchiude, in un colpo solo, la Digital_Rawolution in tutto il suo significato.
    mi è piaciuta perchè non ha colore politico, ma è per persone che amano riflettere giocando con i pensieri, e che sono, a mio avviso, i nuovi “creativi” in digital copyleft.

    che poi, tanto nuovi non sono. solo che fin’ora, e chissà ancora per quanto, privati del giusto spazio e imbavagliati nei contenuti da leggi vecchie e obsolete, altro non hanno potuto inventarsi che una “sana disobbedienza civile”. cito da wikipedia:”La disobbedienza civile è una forma di lotta politica, attuata da un singolo individuo o più spesso da un gruppo di pressione, che comporta la consapevole violazione di una precisa norma di legge, considerata particolarmente ingiusta, violazione che però si svolge pubblicamente, in modo da rendere evidenti a tutti e immediatamente operative le sanzioni previste dalla legge stessa.”
    faccio peer2peer da svariati anni. nel senso di “gestione” di server opennap (http://it.wikipedia.org/wiki/Peer-to-peer) questo ha comportato: studio per la parte squisitamente “tecnica”, quindi acquisizione di strumenti per fronteggiare situazioni di crescente sviluppo mentale della popolazione sia in positivo che in negativo. per andare da un estremo all’altro basti pensare al problema “pedofilia”. che c’era anche prima (!),con internet è diventato impossibile fare finta di niente. il sistema p2p è un pò un point to point tra utenti collegati in rete. mi procuro una linea veloce, una macchina decente, creo un host (gratuito, es. no-ip.com, dyndns.com), creo un server con un nome carino, installo un software libero, opennap-ng o slavanap, e do la possibilità a tantissime persone (parlo di migliaia di persone) di fare non solo filesharing, ma friendshipsharing, culturesharing, freedomsharing. la Rawolution è questa. non si parlerebbe di digital divide, se gli altissimi interessi economici che girano attorno agli ISP, non generassero una disinformazione, che porta la maggioranza delle persone a pensare che senza “barbara” non navigano. quanti di voi conoscono ninux.org? quindi, cosi’ come per i “paletti” messi negli ultimi ventanni al problema “energia”, dove le multinazionali petrolifere non mollavano l’osso e le auto ecologiche sono state tenute ben nascoste, idem sta accadendo per il digitale. la differenza è che i pigroni hanno preferito continuare ad usare l’auto indiscriminatamente, internet lo vogliono *tutti*. quindi, onorevoli Vita e Vimercati, occhio che la situazione è molto differente. bellissima e lodevole la regolamentazione per i provider, ma cominciate a considerare che la rete dovrebbe essere libera e accessibile, a costi davvvero irrisori, a TUTTI. Ultima sul peer e la pedofilia, cosi’ da sfatare il mare di sciocchezze che mi tocca leggere qua e là: le console dei nostri server ci permettono di vedere l’ip di chi fa il login, la porta, data e ora, il client e lo share. dunque il pedofilo cerca di fare filesharing di files pedofili. come fare a bloccarlo e denunciarlo? ecco, questo è stato motivo di dibattito e studio da parte di tanti di noi negli ultimi anni. va bene la disobbedienza civile, ma se mi devo beccare i pedofili sul mio server, le alternative erano o trovare uno strumento adatto per beccarli (!) oppure arrendersi. avete mai sentito di un informatico che si arrende davanti ad un problema tecnico? ^_^ esiste un particolare client, si chiama teknap, per il quale si possono programmare script per i piu’ svariati motivi. dal disegnino nel #channel chat, al blocco del login di chi shara materiale pedo. perchè il nostro bot, ben programmato, ha il controllo sullo share NON ammesso. quindi fa un log sia del materiale sharato, indirizzo ip, data e ora di connessione. se non è un impronta digitale, poco ci manca. il problema ci si presentò al momento di “passare” le informazioni a chi di dovere. alla polizia postale? maccome! siamo in piena disobbedienza civile! come fare a far arrivare le informazioni senza essere i primi a finire in tribunale? :)trovammo l’escamotage di mandare email con i log al sito di telefono azzurro, dove si dice, le mail siano anonime. ovvio che cosi’ non è, ma ci sembro’ una buona “parata mentale” per fare una cosa che superava ogni barriera giudiziaria e, in assoluto, la piu’ giusta.
    Infine una considerazione, come dire, filosofica, sull’argomento digitale.
    sto leggendo un libro, “meglio sole, perchè è importante bastare a se stesse” di Ivana Castoldi. leggendo questo libro l’associazione mentale che faccio è proprio riferita al momento storico che stiamo vivendo. sara’ che sono una donna, sarà che la mia percezione del qui e ora mi ha creato un tunnel di collegamento mentale alla situazione difficile che tutti ci troviamo ad affrontare come Rawolution Digital Era. provo ad incollare qui poche righe, con qualche [cut] perchè sono curiosa, e mi piace provocare procedimenti mentali elastici :-)si parla di dipendenza affettiva creata dalle donne verso partner o figli. io la vedo un pò come la dipendenza morale e mentale in cui un pò tutti ci siamo adagiati.
    “…..scegliendo il modello di dedizione, molte donne fondano il senso della loro vita sul controllo a tutto campo dell’esistenza altrui, [cut]. queste donne tendono a creare dipendenza emotiva, offrendo accudimento, comprensione e risposta a qualunque esigenza maschile e/o filiale. il danno, nei rapporti strutturati secondo questo modello, è evidente in entrambi i sensi, sia durante che dopo la fine della relazione. finche’ dura, il “benefattore” spesso trascura di coltivare strade alternative e di investire in altri progetti [cut] privandosi di altre importanti fonti di gratificazione e piacere. il “beneficiario”, affidando ad un altro il controllo della propria vita, rinuncia alla ricerca e alla piena realizzazione della propria autonomia personale.
    [cut] se poi il rapporto si logora e si spezza, come nel caso della emancipazione dei figli, si allenta, il “benefattore” dovrà fare i conti, non soltanto con il fallimento di un progetto [cut], ma anche con il deserto che l’assenza di investimenti alternativi gli ha creato intorno.
    il “beneficiario” si troverà ad affrontare il disorientamento che forse non aveva calcolato.
    [cut]
    ma una buona madre, tenera e ferma a un tempo, non trascura di far evolvere la dipendenza dei suoi figli verso l’emancipazione e la piena autonomia, sottraendosi al fascino del sacrificio, quando è ingiustificato.
    non accetta ricatti, non cede alle lusinghe.”

    Onorevoli Vita e Vimercati, dateci l’opportunità di dimostrare a noi stessi e alla comunità intera che siamo capaci di essere persone autonome, vive, curiose, solidali. dateci la possibilità di crescere autonomi, senza bavagli inutili. la rete, il digitale, lo spazio-tempo diventati cosi’ piccoli e vicini, ci salveranno la vita e l’anima.

  26. Mirko il 11 May 2009 alle 9:52 pm

    La rete come nuovo Esperanto, bello. Crederci, però, non basta. Bisogna lavorarci, spenderci energie e non solo. In rete, e fuori dalla rete, molti lo stanno già facendo, mentre la politica comincia a muoversi, piano piano. E, a differenza di quanto dica la saggezza popolare, chi va piano difficilmente riesce ad arrivare lontano.
    Quelle di Vincenzo Vita sono belle parole che fanno ben sperare. Avanti così. :)

  27. ilaria pascutti il 11 May 2009 alle 5:06 pm

    fa pensare il termine digital divide,vuol dire che la tecnologia non è ancora alla portata di tutti e non è per tutti, per certi aspetti si è ancora molto indietro, come si possono superare queste barriere per una migliore società in futuro? e pensare ad una tecnologia alla portata di tutti?

  28. Mauro Migli il 11 May 2009 alle 2:53 pm

    Credo sia un tema assolutamente culturale prima che politico, mi auguro coinvolga la società civile, i nativi analogici, quelli digitali e non sia solo materia per gli addetti ai lavori, perchè si parla del futuro della comunicazione e della partecipazione democratica.

    Grazie alla redazione per questi preziosi contributi.

  29. sibille il 11 May 2009 alle 1:19 pm

    bene la poltica si mette in discussione.
    avranno il coraggio di andare fino in fondo e superare le barriere tra destra e sinistra x promuovere le opportunità di società futura?
    siamo indietro.
    riusciremo ad accelerare e superare tanti dogmatismi passatisti?

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