Nativi digitali
December 31, 2008 |
Con Roberto Maragliano, docente di Scienze della Formazione dell’Università di Roma3

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Sono anch’io d’accordo che vedere un ragazzino di 12 anni destreggiarsi già in internet, masterizzarsi i cd, chattare su msn sia una sorpresa. Alla fine questo succede quando si entra in contatto con la tecnologia quando ancora il carattere e la personalità di un individuo sono ancora in fase di crescita, di evoluzione. Questa persona a 20 anni avrà in mente dei concetti che lo porteranno ad un approccio verso il “mondo del digitale” diverso dal mio.
Non bisogna dimenticarsi però che l’intero universo digitale è stato creato da un “immigrato digitale”.
dopo questo video tag sono ancora più convinta di essere uina nativa digitale! fin da piccola piccola il videoregistratore non aveva segreti, i videogiochi neppure…poi pian piano sono arrivati tamagochi, computer, internet, agende digitali, e oggi la mia vita è completamente circondata da tecnologie digitali senza le qualinon potrei vivere…. ormai ho una certa dipendenza inguaribile, credo…
noto però una certa differenza tra io nativa digitale di 22 anni e le mie nipotine di 6 e 10 anni…io riesco ancora a stupirmi quando vedo delle cose innovative o particolari…cosa che loro, invece, non riescono a fare, abituate che con un computer tutto è possibile…
inizio a credere che se gli emigranti digitali sono identificabili con la fascia 30-50 anni e i nativi digitali in quella dei 15-20 per le nuove generazioni che adesso hanno intorno ai 10 anni bisognerà coniare un nuovo termine per distinguerli dai nativi digitali che sono nati e cresciuti circondati da una tecnologia in continuo e velocissimo miglioramento mentre questa nuova generazione si trova già dentro una tecnologia super evoluta che i ventenni di oggi a 10 anni mai avrebbero immaginato.
Il Dott. Maragliano m’ha fatto molto riflettere sulla questione “nativa digitale”, e in fin dei conti, forse non sono così lontana dall’appartenere a questa “razza”. Ancor prima di saper scrivere sapevo usare alla perfezione il mio primo processore, il Commodore 16. Un oggetto che ora mi sembra arcaico, i suoi 16 KB di memoria RAM mi appaiono al quanto assurdi, in quanto ormai abituata a un mondo di GB, ma non è tanto il nascere circondato dalla tecnologia che rende una persona nativo digitale, ma, come ha detto il dottore, chi “mette in pratica la logica di rete”, senza ombra di dubbio i bambini di oggi sono dei veri nativi digitali, quelli della mia generazione sono per lo più “meticci” in quanto, si viviamo in parte ragionando come ragiona la rete, ma ogni tanto ci “togliamo il cavo” da questo modo di fare e assomigliamo di più a quelli che il professore definisce “emigranti”
Nativa digitale io? la spiegazione del Dett. Maragliano mi ha fatto capire che il nativo digitale non è solo colui che cresce fin da piccolo circondato solo da tecnologia, ma anche chi, crescendo, mette in pratica la logica di rete, i collegamenti mentali e psicologici, ancora prima che digitali e multimediali. Il trasformare e trasformarsi, il mettersi in gioco; ciò mi ha fatto riflettere, ed allora la “Me” che da piccola registrava la sua voce sul mangianastri e faceva operazioni di “montaggio” delle sue registrazioni, se pur in modo primitivo, la Me che giocava con il primo tamagotchi come fosse un animaletto domestico, la Me che comprava il tetris da due soldi e la Me che andava sempre dal vicino di casa a giocare con il nintendo, è una nativa digitale.
devo dire che non mi spaventa l’idea di vivere a contatto con la rete e con il multimediale, perchè forse il fatto di essere nativi digitali implica una coscienza in noi stessi, che ci rende inconsciamente responsabili e giusti nel modo e nella frequenza dell’uso del digitale, distinguendo ed apprezzando sia il mondo reale che quello virtuale, o almeno per me è così.
Sono molto restia al fatto di definirmi una “nativa digitale” in quanto non sono assolutamente cresciuta bombardata dal mondo tecnologico infatti questo fa parte di me sono da alcuni anni. La spiegazione del Dott. Maragliano però mi ha permesso di accorgermi di una cosa che mi ha in un certo senso scolvolto: alla soglia dei miei 22 anni mi rendo conto di essere immersa nella logica della rete in maniera scioccante, il web fa parte di me.
Quello che mi spaventa è che lo sarà per sempre, infatti posso affermare che mi sento dipendente dal web e non sarà facile eliminare questa mia caratteristica.
Facendo un passo indietro mi accorgo che per i miei genitori tutte queste tecnologie innovative sono state un cambiamento notevole, un avanguardia che solo pochi potevano permettersi(non solo dal punto di vista economico ma soprattutto a causa della diffidenza iniziale nei confronti dell’innovazione). La mia generazione la definirei “un ‘era di mezzo” in quanto non siamo stati abituati sin dalla tenera età a interagire con la tecnologia(ad esempio pc,internet,videogiochi) ma quando questa è arrivata anche a casa nostra non abbiamo esitato a metterci in gioco.
I cosiddetti nativi digitali sono i bambini d’oggi che sono già assuefatti e inglobati interamente dalla tecnolgoia in ogni sua specie, sono coloro per i quali è assolutamente normale saper usare il computer, navigare in internet e passare ore ed ore chiusi in camera a giocare con i videogiochi.
Concordo con il Dott. Maragliano quando dice che l’identità dei nativi digitali ci fa sentire diversi e inadeguati, è impossibile infatti rimanere indifferenti di fronte alla destrezza, la padronanza e l’agilità con cui i piccoli interagiscono con la tecnologia: la loro scioltezza lascia a bocca aperta!!!
Mi permetto però di fare una nota critica riguardo questo argomento, collegandolo anche allo sport, visto che sono due tematiche che mi stanno molto a cuore: credo fermamente che il mio grado di dipendenza non sia paragonabile a quello dei ragazzini di cui parlavamo.
Se già ora che sono così piccoli credono che lo sport sia quello praticato con la Wii Fit come potranno godere dello sport quello vero, con la S maiuscola? Credo che praticare uno sport sia di fondamentale importanza per la crescita completa e corretta di un bambino(personalmente lo ritengo alla pari dell’istruzione):perdendosi questo egli perde la possibiltà non solo di imparare una disciplina sportiva ma anche il fatto di mettersi in gioco e di sentirsi in competizione con gli altri senza contare che i ricordi e le esperienze sportive rimangono nel cuore per sempre!!!
Come ultima cosa vorrei dire che è desolante pensare che un giorno avremo delle persone perfettamente in grado di usare ogni tipo di tecnolgoia ma che non sapranno com’è veramente il contatto umano.
Alice Montagner