Culture digitali
1 / 7 / 2009
Ciò che definiamo innovazione riguarda certamente l’avanzamento tecnologico ma non solo; è di nuovi linguaggi che si tratta, di comportamenti creativi , di particolari relazioni sociali, di visioni del mondo. E’ per questo che è opportuno parlare di culture digitali, usando anche il plurale, per abbracciare una molteplicità di approcci al rapporto che intercorre tra creatività e innovazione: dall’open source inteso come condivisione della conoscenza e della competenza nell’ambito dello sviluppo partecipativo dei software liberi alle pratiche del mash up e del remix che sottendono una nuova sensibilità di produzione culturale capace di utilizzare, reinventandolo, tutto ciò che è a disposizione. Un attitudine che rilancia un suggerimento del matematico francese Jules-Henri Poincaré per cui creatività è unire elementi esistenti con connessioni nuove, che siano utili.
In questo senso le culture digitali attraversano tutti gli ambiti dell’esperienza umana, visto che il web si rivela sempre più come nuovo spazio pubblico, esprimendo un’intersezione tra le poetiche e le politiche delle reti, ambiente di nuova socialità in cui fenomeni come l’etica hacker rappresentano segni precisi di una mutazione antropologica e culturale in corso.
Ne parliamo con Arturo di Corinto http://www.dicorinto.it/info/ del Cattid-Sapienza Università di Roma
Cross media
17 / 6 / 2009
Schermi dappertutto, non più solo televisori, ma computer, cellulari, videogame.
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Interaction design
5 / 6 / 2009
Sembrano parole complesse ma sottendono un senso reale: pratiche che si misurano con un mondo esterno che sta cambiando velocemente, scandito dall’avanzamento tecnologico. La parola chiave che abbiamo scelto è Interaction Design che significa progettare l’interazione, o meglio: l’interazione con quei sistemi digitali che dal mouse in poi riguardano l’estensione del nostro agire con computer e altri dispositivi, come i cellulari che portiamo sempre con noi. Questa progettazione di cui trattiamo riguarda quindi sia l’ingegneria dei sistemi digitali sia l’invenzione di nuovi valori d’uso della comunicazione interattiva, per rendere più funzionale l’interazione con lo spazio pubblico. Dalle soluzioni di pagamento on line di alcuni servizi pubblici alle diverse applicazioni nei campi della logistica, dei trasporti e della sanità, attraverso tecnologie come l’RFID ( la radiofrequenza identificativa, simile a quella utilizzata per i Telepass). Attivo in questo campo è il C.A.T.T.I.D. ( Centro delle Applicazioni per la Televisione e per le Tecnologie dell’Innovazione Digitale) di “Sapienza” Università di Roma, che opera in collaborazione con alcune tra le più importanti imprese della grande convergenza digitale.
Ne parliamo con Carlo Maria Medaglia, coordinatore dei laboratori scientifici del CATTID
E-GOVERNMENT
21 / 5 / 2009
C’è una parola chiave che riguarda il salto di qualità di chi amministra la cosa pubblica per emanciparsi dalle burocrazie: è E-GOVERNMENT. Si tratta di una buona pratica che già dagli anni Novanta ha creato all’interno delle amministrazioni pubbliche una semplificazione delle procedure e promosso forme di cittadinanza attiva che oggi con il web 2.0 inizia a diventare credibile.
Una buona occasione per affrontare questa tematica è stato il Forum della Pubblica Amministrazione http://portal.forumpa.it/ appena svolto alla Fiera di Roma dove ha trovato luogo un particolare format di discussione pubblica: il BarCamp degli Innovatori. Un forum articolato su più tavoli di conversazione, centrato sulle dinamiche partecipative.
E’ proprio sul concetto di PARTECIPAZIONE che interviene Flavia Marzano (http://www.key4biz.it/Who_is_who/2008/10/Marzano_Flavia.html ), esperta di Innovazione della Pubblica Amministrazione
Social networking
16 / 5 / 2009
Abbiamo sotto gli occhi il successo di facebook che in Italia ha raggiunto quota 11 milioni di iscritti, con un tasso di crescita sbalorditivo: il 2.721% nell’arco di un anno.
E’ il boom del social networking. Bene, era ora. Ma ciò che conta è la qualità dell’informazione scambiata e non i numeri degli accessi. Il web non è la televisione generalista: si basa sulla condizione d’interattività, intesa come senso bidirezionale della comunicazione.
I social network in tal senso stanno dettando un salto di qualità che va ben oltre il fenomeno del blog, espandendo le dinamiche partecipative proprie del web 2.0.
Il punto sta nel modo attraverso cui si può qualificare questa partecipazione, liberando un’intelligenza connettiva che può essere fondamentale per il dibattito politico.
Ci sono piattaforme che, al di là di facebook, stanno creando opportunità emblematiche per questo confronto sensato, come l’applicazione open source Ning.
Ne parliamo con Sergio Bellucci che ne ha promosso una, emblematica per la conversazione post-politica: NetLeft. La sinistra riparte dalla rete.


